[È uscito Dante in dodici parole, pubblicato da Fila 37. Questa è la premessa. L’immagine di copertina è di Claudia Intino.]


Oggi siamo abituati a pensare a Dante come al “padre della lingua italiana”. Sappiamo infatti che il vocabolario fondamentale dell’italiano contemporaneo è in massima parte già presente nella Commedia e ci accorgiamo facilmente che il nostro linguaggio è straordinariamente vicino a quello di Dante, molto più di quanto il francese o l’inglese attuali siano simili alle lingue parlate in Francia e in Inghilterra nel Medioevo. Eppure, come Dante stesso scrive nel De vulgari eloquentia, «la lingua parlata da uno stesso popolo muta progressivamente nel corso dei tempi e non può rimanere in alcun modo uguale a sé stessa». Il linguaggio evolve perennemente, e a volte anche le parole di Dante – quelle parole che tutti abbiamo imparato a scuola – non hanno più lo stesso significato. In questo libro, attraverso dodici parole che mi sembrano particolarmente rilevanti (AmoreConoscenzaDonnaIoLibertàMondoOcchiParolaPeccatoRima,SelvaStelle), esplorando sia la Commedia sia le opere minori, cerco di ricostruire una lunga storia di continuità e di fratture: che cosa significano amore, conoscenza e libertà per Dante? Come cambia il significato di queste parole? Cosa significano per noi? E in che misura Dante ha influenzato le nostre idee di libertà, di conoscenza e amore?

Nei capitoli di questo libro spiego il significato primario delle parole che ho scelto e illustro i passi delle più importanti opere dantesche in cui quelle parole vengono impiegate. Ma ogni parola è anche un punto di partenza per molteplici indagini e approfondimenti: il rapporto tra letteratura e neuroscienze, l’importanza dei commenti per la lettura del le opere antiche e moderne, il modo in cui si parla di Dante sui social media (cap. 1: Amore), le rappresentazioni artistiche ispirate a Dante, il conflitto tra cultura scientifica e cultura umanistica (cap. 2: Conoscenza), l’immagine della donna nella cultura medievale e le contraddizioni degli studi di genere (cap. 3: Donna), la storia del romanzo in Italia (cap. 4: Io), la centralità di una prospettiva storiografica nell’insegnamento letterario e le celebrazioni dantesche del 1921 (cap. 5: Libertà), l’attesa dell’apocalisse, la percezione del futuro nel Medioevo e il realismo letterario (cap. 6: Mondo), la circolazione delle idee scientifiche ellenistiche (cap. 7: Occhi), l’evoluzione del poema allegorico e il nesso tra storia della lingua e filologia (cap. 8: Parola), la concezione del peccato nella letteratura medievale (cap. 9: Peccato), la storia dell’idea di poesia lirica in Europa (cap. 10: Rime), gli studi matematici e scientifici sulle opere dantesche (cap. 11: Selva), la fine del Medioevo e la nascita della modernità (cap. 12: Stelle). Inoltre, benché non sia propriamente un manuale, il lettore troverà anche molte pagine dedicate al contenuto, alla struttura e all’interpretazione delle opere di Dante e in appendice una breve biografia e la cronologia della vita e delle opere. Le note, poste alla fine, esplicitano le fonti delle citazioni e suggeriscono alcuni approfondimenti bibliografici.

L’idea che sta alla base del libro e che tiene assieme tutte le parole è molto semplice: nella trasmissione della cultura non c’è nulla di scontato, nessuna parola, nessuna idea, nessuna opera d’arte è destinata a durare in eterno. Per questo è utile interrogarsi sulle fratture e sulla discontinuità, su ciò che muta e su ciò che si conserva e sulle ragioni per le quali Dante è irrimediabilmente lontano da noi e per le quali un giorno potremmo smettere di leggerlo.

image_printStampa