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Letteratura, scuola, società

Autore: Marco Grimaldi Pagina 1 di 3

La poesia che cambia. Come si legge Dante

[A maggio esce per Castelvecchi “La poesia che cambia. Come si legge Dante”. Questa è la Premessa.]

Dante e noi

Ci sono molti modi di leggere Dante. C’è il modo degli studiosi, che analizzano, pubblicano, commentano e interpretano per rendere le opere disponibili e comprensibili per un pubblico il più ampio possibile. La fortuna di Dante, in questo senso, è innegabile: assieme a Omero, Platone e Shakespeare, è uno degli autori sui quali si pubblica di più nel mondo. Ed esiste quindi un Dante per le scuole e per le università; soprattutto in Italia, dove la lettura della Commedia è nei programmi scolastici dall’Unità.

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Una nuova introduzione alla filologia dantesca

[Il 29 aprile esce la mia Filologia dantesca. Un’introduzione (Carocci). Questa è la Premessa]

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2021: Dante, nostro contemporaneo

Il 25 marzo, in occasione del Dantedì 2021, è uscita la seconda edizione del mio Dante, nostro contemporaneo. Perché leggere ancora la ‘Commedia’ (Castelvecchi).

Filologia e interpretazione: il caso delle ‘Rime’ di Dante

1. La filologia non è separabile dall’interpretazione. Lo studio della storia della tradizione, la classificazione dei testimoni e la costituzione del testo sono strettamente connessi all’esegesi e l’interpretazione entra in gioco anche quando si affrontano problemi che parrebbero intrinsecamente filologici o editoriali, come la punteggiatura o l’ordinamento dei testi. Ogni edizione è un atto di interpretazione.

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Dante politico

[A breve uscirà la seconda edizione rivista del mio “Dante, nostro contemporaneo” (Castelvecchi). Pubblico qui una versione leggermente modificata di uno dei capitoli.]


1. Nell’Ancien Régime la politica aveva un ruolo marginale nella vita degli uomini europei; dopo la Rivoluzione Francese la politica riguarda invece tutti, dalle città alle campagne. Per descrivere questo fenomeno, uno storico francese ha parlato di “scoperta della politica” 1. Per certi versi è questo il mondo in cui viviamo: benché Internet e la finanza stiano rapidamente cambiando le cose, siamo ancora nell’età della politica.

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Notes:

  1. Cfr. Michel Vovelle, La scoperta della politica. Geopolitica della Rivoluzione Francese, prefazione di Anna Maria Rao, Edipuglia, Bari, 1995 (ed. or. 1993).

L’architettura della ‘Commedia’

L’Università di Bergamo, in collaborazione con la Società Dante Alighieri, ha avviato una Lectura Dantis Bergomensis, parte del progetto UniBg per Dante 2021 diretto dal Magnifico Rettore Remo Morzenti Pellegrini. Gli organizzatori (Marco Sirtori, Thomas Persico ed Enzo Noris, con la collaborazione di Rino Caputo e Riccardo Viel) mi hanno chiesto di tenere una lezione su L’architettura della ‘Commedia’.

Ho scelto di registrarla nel Casino Giustiniani-Massimo in Laterano, a Roma, tra gli affreschi dei Nazareni dedicati al poema dantesco. Qui trovate il link al filmato, diretto e montato da Paolo Giacomini. L’introduzione musicale è di Marco Sirtori. Del coordinamento e della location si è occupata Valeria Flamini, che ha avuto l’idea di tenere la lezione nel Casino.


Dante eterodosso?

[A breve uscirà la seconda edizione rivista del mio “Dante, nostro contemporaneo” (Castelvecchi). Pubblico qui una versione leggermente modificata di uno dei capitoli.]


1. È proprio vero che Dante è stato addomesticato e reso noioso «da secoli di accaparramenti da parte delle istituzioni», sommerso dal nazionalismo, trasformato «in emblema della coerenza e dell’unità»? 1 Che il poeta è stato preso d’assalto dalla Chiesa, che attraverso di lui avrebbe tentato di veicolare i suoi dogmi ufficiali? E che «generazioni di italiani ignorano che Dante è profondamente eterodosso nelle sue concezioni religiose», mentre la Chiesa prescriveva la necessità di accettare docilmente il contenuto delle Sacre Scritture (lo avrebbe stabilito l’enciclica di Benedetto XV del 30 aprile 1921) 2? È davvero questa la ragione per la quale «i giovani italiani» non amano «il loro più grande poeta»? Per questo «lo rispettano, ma non lo amano»?

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Notes:

  1. Cfr. Teodolinda Barolini, Il secolo di Dante. Viaggio alle origini della cultura letteraria italiana, traduzione di G. Bernardi, Bompiani, Milano, 2012, pp. 16-17. E vedi anche l’intervista di Paolo Di Stefano sul Corriere del 31 maggio 2020: https://www.corriere.it/cultura/dantedi-giornata-dante-alighieri/notizie/dante-ribelle-ora-leggiamolo-56afab12-a34d-11ea-8193-03ffea7ed6db.shtml.
  2. «In verità Noi riteniamo che gl’insegnamenti lasciatici da Dante in tutte le sue opere, ma specialmente nel suo triplice carme, possano servire quale validissima guida per gli uomini del nostro tempo. Innanzi tutto i cristiani debbono somma riverenza alla Sacra Scrittura e accettare con assoluta docilità quanto essa contiene». Cito dalla traduzione italiana disponibile in rete: http://www.vatican.va/content/benedict-xv/it/encyclicals/documents/hf_ben-xv_enc_30041921_in-praeclara-summorum.html.

Il Dante di tutti. Su un libro recente di Alberto Casadei

C’è il Dante degli studiosi, che cercano di spiegare che Dante non è contemporaneo e che le sue idee sulla religione, sul sesso e sull’economia erano molto diverse dalle nostre. E c’è il Dante di tutti, quello degli artisti e degli scrittori, che dimostrano come l’opera dantesca – e in particolare, ovviamente, la Commedia – sia ancora in grado di influenzare e rivitalizzare la letteratura, il cinema, la musica.

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Come si parla d’arte. Per Philippe Daverio (1949-2020)

Il 2 settembre 2020 è morto a Milano Philippe Daverio. Nel 2006 aveva curato a Napoli, a Castel dell’Ovo, una piccola e bella mostra di Giuseppe Antonello Leone (1917-2016), un artista e poeta allora (e in fondo anche oggi) molto poco conosciuto, contribuendo in maniera decisiva alla sua riscoperta. Io ero un giovane collaboratore di un quotidiano locale che guardava Passepartout ogni domenica e corsi a intervistarlo.

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Il mondo di Dante


1. Il mondo di ieri

Dante viveva nel mondo di ieri, un mondo in cui quasi tutti, come scrive Amos Oz, avevano almeno tre certezze 1:

dove avrebbero trascorso la vita, che cosa avrebbero fatto per vivere e quello che sarebbe successo dopo la morte. Quasi tutti, centocinquant’anni fa più o meno, quasi tutti in tutto il mondo, sapevano che avrebbero trascorso la vita là dove erano nati – o nei pressi, magari nel villaggio vicino. Tutti sapevano che si sarebbero guadagnati da vivere più o meno come i loro genitori avevano fatto nella generazione precedente. E tutti sapevano che, se si fossero comportati bene, sarebbero approdati a un mondo migliore, dopo la morte. Il XX secolo ha eroso, spesso distrutto, queste e altre certezze.

Oggi tutto è cambiato. La maggior parte di noi non sa per certo dove vivrà, che lavoro farà e soprattutto non ha nessuna certezza sulla vita dopo la morte. 

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Notes:

  1. Amos Oz, Contro il fanatismo, MIlano, Feltrinelli, 2004, p. 44.

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