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Letteratura, scuola, società

Categoria: Letteratura

Come nasce la Storia. Su Francesco De Sanctis e la letteratura italiana

Qualche anno fa ho scritto un saggio per spiegare come e in che contesto nasceva la “Storia della letteratura italiana” di Francesco De Sanctis e perché fu un’opera rivoluzionaria. Il 25 aprile mi pare una buona occasione per tornare sull’argomento.

Come si racconta la storia della letteratura nell’epoca di Facebook e di Wikipedia? Se non si crede più nei concetti storiografici del Novecento, se la scuola non riesce a far sì che gli studenti si riconoscano nel processo storico che chiamiamo Risorgimento, nell’Unità d’Italia, nella Liberazione, che cosa resta del più grande classico della nostra critica letteraria, la Storia della letteratura italiana di De Sanctis?

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Il futuro di Dante

1. Tutti, prima o poi, ci siamo chiesti che cosa ci riserva il futuro. E tutti ricordiamo qualche canzone che parla del futuro. A me vengono in mente Leonard Cohen (The Future: «Give me crack and anal sex / Take the only tree that’s left / and stuff it up the hole / in your culture»), i Blur (The Universal: «This is the next century / Where the universal’s free / You can find it anywhere / Yes, the future has been sold»), i Baustelle (Il futuro: «Il futuro desertifica / la vita ipotetica») e Lucio Dalla, per Il motore del Duemila («Noi sappiamo tutto del motore / questo lucente motore del futuro / ma non riusciamo a disegnare il cuore / di quel giovane uomo del futuro») e soprattutto per Futura: «Dove sono le tue mani / aspettiamo che ritorni la luce / di sentire una voce / aspettiamo senza avere paura, domani».

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La letteratura migrante

Un buon esempio di rapporto problematico tra letteratura, realtà e ideologia è rappresentato dalla tradizione di studi su un settore molto particolare della letteratura italiana, la cosiddetta letteratura migrante, della migrazione o italofona, ossia il complesso degli scritti prodotti in italiano dagli immigrati (principalmente quelli di prima generazione).

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Le canzoni e la letteratura. Sul Nobel a Bob Dylan

Nel 2016 il Nobel per la Letteratura è stato assegnato a Bob Dylan. Per la prima volta il premio non andava a uno romanziere, a un poeta, a un drammaturgo, ma a un musicista, «for having created new poetic expressions within the great American song tradition» 1. Qualche giorno dopo, cercavo di spiegare perché il Nobel a Dylan è una rivoluzione. Quelle riflessioni – con una postilla – mi sembrano ancora valide.

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Notes:

  1. Questa è la motivazione dell’Accademia; cfr. https://www.nobelprize.org/prizes/literature/2016/dylan/facts/.

Dante e io

1. Una delle prime cose che ci insegnano a scuola sul nostro più grande scrittore, Dante – subito dopo averci comunicato che è stato il più grande – è che, in buona sostanza, sappiamo tutto della sua vita. E non intendo dire solo che della biografia di Dante si conosce relativamente molto (anche se la documentazione diretta non è abbondante); intendo dire che in Italia siamo portati a vedere in Dante il supremo esempio di quella capacità positiva, tipica della poesia premoderna, di pretendere di dire la “verità”: un uomo, quindi, che ha opinioni solide e convinzioni incrollabili, che ha molti dubbi ma sa come affrontarli e risolverli e che pur assumendo cento maschere (i molteplici personaggi della Commedia) prova un’empatia rigidamente regolata dalle sue convinzioni etiche (il personaggio di Dante ha pietà di Paolo e Francesca; l’autore della Commedia li condanna senza riserve) e in tutte le sue opere poetiche (Rime, Vita nuovaCommedia) è ovunque e sempre presente, come un dio che si incarna continuamente.

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